Nove
di Davide Nudo
Ovunque la tua voce, come eco cosmico
di stelle lontane, richiama il mio nome;
verso le tundre, dove la bellezza del presente
si confonde con spensierati giochi infantili
di un’epoca sigillata dal mito nelle nostre menti.
Ancora tremante la tua ombra sul mio cuore;
dopo notti e giorni passati con il pensiero
dei tuoi occhi, mai veri se non visti da vicino.
È in quelle notti fredde che immaginai
di perdere la follia nel tuo immenso mare rosso.
E ora, passatene altre, e iniziatene nuove,
celato sotto una lieve coperta di nubi che sovrastano
le mie memorie, altro non rimane che un sogno,
l’ennesimo, sui tanti futuri che ci attendono
sperando che i più cupi non si svelino mai.
